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Abbonamento teatrale per adulti 2026/27 dell'Avditorij Portorož - Portorose

Gentili amanti del teatro e tutti voi che lo diventerete,

l'abbonamento teatrale per la stagione 2026/27 comprende 6 spettacoli. Cinque andranno in scena all'Avditorij Portorož e uno al Teatro Tartini Pirano, da ottobre 2026 a maggio 2027, con inizio alle 19.30.

  • Tone Partljič: MOJ ATA, SOCIALISTIČNI KULAK (Mio papà, il kulak socialista), regia di Vito Taufer, PRIMA ASSOLUTA, Avditorij Portorož
  • BOŠKO IN ADMIRA (Boško e Admira), regia di Živa Bizovičar, Slovensko mladinsko gledališče
  • SAMO ŠE ENKRAT GREMO SPAT (Ancora una notte), regia di Jernej Potočan, Mini teater e Javni sklad RS za kulturne dejavnosti (Fondo pubblico per le attività culturali)
  • Svetlana Aleksievič: VOJNA NIMA ŽENSKEGA OBRAZA (La guerra non ha un volto di donna), regia di Biljana Radinoska, SNG Drama Ljubljana
  • LETA (Gli anni / Les Années), regia di Jaša Koceli, Mestno gledališče ljubljansko
  • Matthieu Delaporte, Alexandre de La Patellière: KAKŠNO IME PA JE TO?! (Le Prénom – Cena tra amici), regia di Bálint Szilágyi, Drama SNG Maribor

Prezzo dell'abbonamento: 92 €
Prezzo per studentesse e studenti: 46 €

Iscrizioni: dal 7 settembre al 5 ottobre tramite il nostro sito e presso la biglietteria dell'Avditorij Portorož, nei giorni feriali dalle 8 alle 12.

Da non perdere: anche in questa stagione invitiamo le abbonate e gli abbonati a raggiungere gli spettacoli con l'autobus gratuito che collegherà Capodistria, Isola, Portorose e Pirano (gli orari saranno pubblicati in seguito).

 - TUTTE LE PRODUZIONI SONO IN LINGUA SLOVENA - 


DESCRIZIONE DEGLI SPETTACOLI

Avditorij Portorož-Portorose

 

Tone Partljič

Mio papà, il kulak socialista

(Moj ata, socialistični kulak)

Una commedia (amara) sull’agrario

 

Adattamento e regia di Vito Taufer

Con Alojz Svete, Mojca Partljič, Gojmir Lešnjak - Gojc, Jure Ivanušič, Peter Harl, Sara Gorše, Romeo Grebenšek

 

Più di quarant’anni fa andò in scena per la prima volta Moj ata, socialistični kulak, una commedia che ancora oggi è nota soprattutto per la sua versione cinematografica.

Il testo affronta un tema tutt’altro che leggero: il dopoguerra, con la riforma agraria, il controllo capillare della vita politica e una svolta storica di enorme portata, la rottura con Stalin e la risoluzione del Cominform. Nel 1948 chi fino al giorno prima era un «bolscevico» si ritrova all’improvviso nemico. Nella commedia di Partljič questi rivolgimenti compongono il ritratto di un’epoca difficile, guardata però con umorismo e dal basso, con gli occhi dell’uomo comune: la famiglia Malek, che deve imparare a destreggiarsi tra segretari di partito, agenti dell’UDBA, parroci, contadini, maestri e potenti di turno, gente che la terra prima gliela dà e poi gliela riprende… Nel bel mezzo della confusione politica, Malek cerca soltanto il modo di tirare avanti e di far sopravvivere i suoi. Il potere ha il suo linguaggio politico; i Malek parlano la lingua di casa, quella in cui la battuta più memorabile suona: «Oggi c’è la libertà, perciò dobbiamo stare attenti».


Slovensko mladinsko gledališče (Teatro sloveno della gioventù, Lubiana)

 

Boško e Admira

(Boško in Admira)

L’immagine della guerra tra sensazionalismo e documento

 

Regia di Živa Bizovičar

Con Primož Bezjak, Nataša Keser, Boris Kos, Kaja Petrovič, Stane Tomazin

 

Il progetto d’autore di Boško in Admira prende le mosse da una fotografia di guerra: quella della coppia che dà il titolo allo spettacolo, rimasta senza vita e abbracciata sul ponte di Vrbanja nel 1993, mentre tentava di fuggire da Sarajevo assediata. Quello scatto ha consegnato alla storia Admira Ismić, musulmana, e Boško Brkić, ortodosso, come i Romeo e Giulietta di Sarajevo: dalla morte di due ragazzi ha ricavato una storia sensazionalistica e dai loro corpi l’immagine simbolo di un amore falciato dalla guerra.

Lo spettacolo dello Slovensko mladinsko gledališče non legge i due protagonisti come una fatale vicenda d’amore shakespeariana: nella fotografia vede piuttosto l’occasione per interrogarsi sulla (cor)responsabilità nel sensazionalismo che accompagna la guerra, e apre una questione più ampia, quella della fotografia bellica: le sue intenzioni, i suoi obiettivi, la sua eticità, la sua efficacia, la sua capacità di scioccare ancora oggi. Sospesa tra la celebrazione della violenza e la denuncia dei suoi orrori, la fotografia si trova nella stessa posizione dello spettacolo: parla di qualcosa che non si lascia dire.


Mini teater, Fondo pubblico della Repubblica di Slovenia per le attività culturali

 

Progetto originale della compagnia

Ancora una notte

(Samo še enkrat gremo spat)

Uno spettacolo che riporta all’infanzia

 

Regia di Jernej Potočan

Con Filip Mramor, Svit Stefanija, Daniel Petković

 

Nato in occasione del venticinquesimo anniversario del Mini teater, lo spettacolo parte dalla fiducia che solo i bambini sanno riporre nelle promesse, dall’attesa e dal desiderio smisurato del domani: quel domani che sarà senz’altro migliore, più bello e più leggero di oggi. Tutto ciò che oggi fa male, domani si potrà guarire. Ciò che oggi crolla, domani lo ripareremo. Ciò che perdiamo, forse domani lo ritroveremo. Lo spettacolo dà corpo alla forza inarrestabile della speranza, che tiene testa al peso del quotidiano, ma allo stesso tempo mostra come sia proprio quella speranza a intrappolarci nel continuo rimandare la vita al futuro.

Eppure, mentre guardiamo all’orizzonte in attesa di un nuovo domani, ci sfugge spesso l’istante che accade qui e ora. Non sappiamo fermarci, respirare, guardarci intorno, sostare nel presente e sentirlo. Tutto il nostro passato è intessuto di piccole decisioni, programmate o casuali, che hanno dato forma al presente e spianato la strada al giorno di domani.

 


SNG Drama Ljubljana (Teatro di prosa del Teatro Nazionale Sloveno di Lubiana)

 

Svetlana Aleksievič

La guerra non ha un volto di donna

(Vojna nima ženskega obraza)

Teatro documentario

 

Traduzione di Jani Rebec

Adattamento di Špela Frlic

Regia di Biljana Radinoska

Con Iva Babić, Barbara Cerar, Silva Čušin, Eva Jesenovec, Vanja Plut, Maja Sever, Gaja Adamič, Nika Črček, Sara Kolarič, Julija Kovač, Nuša Magdič, Marjetka Rakar, Maja Rakić, Klara Šparemblek, Tia Udovičić

 

Durante la Seconda guerra mondiale, un milione di ragazze e donne combatterono nell’esercito sovietico. Alcune, ancora adolescenti, erano pronte a morire per la patria e allo stesso tempo non desideravano altro che non morire. Molti decenni più tardi, la giornalista e scrittrice bielorussa Svetlana Aleksievič, premio Nobel per la letteratura, ha ascoltato le loro parole e i loro silenzi e ne ha composto un mosaico sconvolgente di confessioni, impressioni, ricordi e testimonianze, raccolto nel libro La guerra non ha un volto di donna.

Guardare la guerra con gli occhi delle donne e dare parola a esperienze che nel racconto storico non hanno mai trovato posto: è questo il punto di partenza, che lo spettacolo sviluppa con una fiducia tenace nella forza della parola detta. Invece di rappresentare la guerra, la traduce in un’esperienza sonora e vocale: una moltitudine di voci che agisce con la propria sola presenza, un coro a più voci che scuote e che racconta una guerra senza eroi né imprese straordinarie, dove ci sono soltanto persone alle prese con compiti disumanamente umani e dove a soffrire in modo insopportabile sono tutti, gli uomini, gli animali e la terra.


Mestno gledališče ljubljansko (Teatro Civico di Lubiana)

 

Annie Ernaux

Gli anni

(Leta / Les Années)

Cinque volti di un unico personaggio

 

Traduzione di Suzana Koncut

Adattamento teatrale di Eva Mahkovic

Regia di Jaša Koceli

Con Mirjam Korbar, Karin Komljanec, Nina Rakovec, Ela Potočnik, Klara Kuk

 

Il testo teatrale Gli anni è la drammatizzazione del pluripremiato romanzo della scrittrice francese Annie Ernaux, in cui l’autrice ripercorre in ordine cronologico il proprio cammino di vita, anche il più intimo, dalla nascita nel 1940 fino all’inizio del XXI secolo, intrecciandolo con gli avvenimenti storici di quegli anni. Il tema che attraversa tutte le sue stagioni è il rapporto con il corpo, imperscrutabile miscela di desiderio, piacere, vergogna e dolore: dal primo rapporto sessuale doloroso e dagli anni liberatori dell’università fino al trauma di un aborto clandestino. La seguiamo nella ricerca di un’identità intima e insieme sociale, attraverso il vuoto del matrimonio, la nascita di due figli, il peso della maternità, il divorzio, l’ossessione per un amante più giovane, fino al 2006, quando prende forma la donna e la scrittrice consapevole di sé.

Il ruolo della protagonista è affidato a cinque attrici, cinque prospettive su un’esistenza stratificata in generazioni. Le interpreti si scambiano i compiti, ripetono le stesse azioni o si dispongono in sequenze in cui una prosegue il gesto dell’altra; le esperienze che portano in scena, intanto, appartengono anche a donne di altri ambienti e di altre generazioni.


Drama SNG Maribor (Sezione di prosa del Teatro Nazionale Sloveno di Maribor)

 

Matthieu Delaporte, Alexandre de La Patellière

Le Prénom – Cena tra amici

(Kakšno ime pa je to?!)

Una serata che rivela più del dovuto

 

Traduzione di Ana Barič Moder

Regia di Bálint Szilágyi

Con Ana Urbanc, Kristijan Ostanek, Matija Stipanič, Vojko Belšak, Eva Kraš

 

Sera. Il soggiorno in un appartamento parigino. Pierre, professore universitario, e la moglie Élisabeth, insegnante di francese, hanno invitato a cena il fratello di lei, Vincent, con la compagna Anna, e Claude, amico d’infanzia di Élisabeth. Si ritrovano, aspettandosi una serata rilassata, senza immaginare che quel spazio intimo diventerà ben presto il teatro di tensioni inattese.

A far scattare il conflitto è una banale discussione sul nome del bambino che deve ancora nascere: Vincent rivela che lui e Anna hanno deciso di chiamarlo Adolphe. La rilassata convivialità si trasforma in un campo minato di relazioni, dove gli oggetti più quotidiani, i modi di dire e i piccoli manierismi bastano ad aprire profonde fratture ideologiche e personali.


Iscrizione all'abbonamento teatrale per la stagione 2026/27